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Cacciatore di istanti

By Giuseppe Carrubba

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Sicuramente avrete già udito altrove queste parole: Il momento decisivo.

Cartier-Bresson Roma 1959

Sono parole dotate di un bel suono, autorevole se non quasi autoritario. Sembra il titolo perfetto per un romanzo di successo internazionale o, ancora meglio, per l’ultimo thriller made in USA che fa impazzire le casse dei botteghini e fa incetta di Oscar. Ma il momento decisivo non è altro che un concetto, o ancora meglio una filosofia, introdotta e mai eguagliata da altri come ha fatto Henri Cartier-Bresson (1908 – 2004).

Bresson è considerato all’unanimità il padre del fotogiornalismo moderno. Il momento decisivo è da egli così descritto: Il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento così come della precisa organizzazione delle forme che danno a quell’evento la sua propria espressione“.

Ci sarà sicuramente modo di parlare ampiamente in queste pagine di questa figura così importante della fotografia. Ciò che vorrei approfondire in questo istante, è l’aspetto più istintivo, comunicativo e, se vogliamo, più poetico di un certo tipo di scatti. Il momento decisivo non è altro che la trasposizione del concetto del “Carpe Diem” applicato alla fotografia. Il fotografo, in quanto “scrittore” vede e reinterpeta la realtà che lo circonda. Quale foto per quanto suggestiva, colorata, elaborata o accattivante può essere poetica quanto quella derivante dalla percezione di un attimo? Quale composizione può essere più affascinante quanto una immortalata in una frazione di secondo? Con ciò non voglio sminuire le altre forme di fotografia, ma oggi più che mai, manca quella spontaneità e quella genuinità che invece troviamo in Henry Cartier-Bresson.

Bresson viene anche considerato uno dei primi fotografi di street. Nelle strade, nelle cerimonie pubbliche e ovunque ci fosse interazione tra spazio tempo e uomo, egli trova terreno fertile per le sue fotografie. La sua filosofia lo ha portato naturalmente ad essere un reportagista, in quanto egli si propone di rappresentare, senza l’uso di artificio alcuno, la realtà che circonda l’uomo e soprattutto l’uomo stesso. Egli è un cacciatore di istanti, geometrie, sinergie irripetibili che solo un occhio attento dotato di un pregevole istinto può immortalare nel migliore dei modi. Ed è a questo istinto che guardo con ammirazione e stupore.

La fotografia dovrebbe essere sincera, pura, quindi reale. Con ciò voglio dire che la vita è colma di istanti decisivi, momenti che influenzano la realtà che ci circonda, l’uomo ne è irrimediabilmente attratto. Egli è allo stesso tempo artefice e “vittima” principale di tali avvenimenti e concatenazioni.

Fotografare l’istante decisivo vuol dire cogliere appieno il perchè delle cose ed usare una lente di ingrandimento sul tempo e sull’uomo.

5 Comments

  • Emanuele
    2:25 PM - 16 maggio, 2013

    Non esistono epoche per i grandi artisti.. concordo comunque col commento di Vilma. Ma se sei un genio (Bresson), lo sei e basta.. non hai bisogno di essere contestualizzato nell’epoca in cui sei vissuto..

  • vilma torselli
    3:00 PM - 14 maggio, 2013

    Bresson ha fatto e fa ‘scuola’, nulla di peggio con un mezzo tecnico che evolve più velocemente di tutti gli altri e molto di quello che si vede nasce già vecchio. Bisogna saper abbandonare, evitare la citazione, percorrere sentieri nuovi, instagram docet.

  • Giuseppe
    12:56 PM - 10 maggio, 2013

    Trovo sterile tentare la contestualizzazione di un’artista, un’evento o qualsiasi cosa, confrontandolo con il presente. Ogni azione, gesto, opera d’arte è figlia del tempo in cui viene pensata e creata. Lo stile di Bresson è ancora oggi vivissimo. Dire che chiunque potrebbe fare lo stesso al giorno d’oggi solo perchè possiede il “mezzo” è a mio avviso errato. Ok, è vero che scattare foto dell’istante decisivo è potenzialmente alla portata di tutti, ma riuscire a farlo in chiave giornalistica, con una composizione eccellente e un significato poetico come nelle foto di Bresson ce ne passa.

  • Marina Cerami
    3:40 PM - 9 maggio, 2013

    Sicuramente ogni fotografo è figlio del suo tempo, e l’inflazione di apparecchi fotografici di ogni tipo ha fatto perdere quella meraviglia che c’era nell'”istate rubato”, ma Cartier Bresson, non è un grande maestro semplicmente perchè sapeva “acchiappare” un’immagine, ma soprattutto perchè quelle immagini sono essenziali e sature di significati, il suo percorso di formazione è un percorso artistico e visivo molto particolare, un occhi raffinato che riesce a concentrare tanta perfezione e bellezza in uno scatto può esistere in qualsiasi epoca, magari utilizzerebbe linguaggi più coerenti con il periodo storico e artistico, ma qualcuno sarebbe, ne sono certa.
    Nonostante tutto ribadisco che non bisogna mai leggere un’opera e conoscere un autore al di fuori del suo contesto storico e culturale, conoscere i grandi maestri significa comprendere anche le innovazioni che hanno portato alla storia della fotografia non decontestualizzarli dal loro percorso e immaginarli nel nostro.
    Senza Cartier Bresson oggi la fotografia sarebbe diversa, il suo percorso sarebbe stato diverso, noi (che amiamo la fotografia) saremmo diversi.
    Cartier Bresson non è semplicemente qualcuno, è Cartier Bresson.

  • vilma torselli
    6:19 PM - 4 maggio, 2013

    credo che l’epoca del momento decisivo sia finita, l’istante è inflazionato, rapinato dai cellulari, da instagram, da fecebook, chiunque è presente in qualunque posto, nella marea delle immagini c’è sempre un momento decisivo, anzi più d’uno, colto per caso da uno sconosciuto al primo scatto, da un dilettante con la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto, non è più necessario cercarlo, saperlo vedere, riuscire a fermarlo, arriva da solo, a chiunque.
    Cartier-Bresson oggi non sarebbe nessuno.

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