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“Sotto tiro”, politica, passione e fotografia

By Gabriele Celsa

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Sotto tiro è Un film di Roger Spottinwoode, con Gene Hackman, Nick Nolte, Joanna Cassidy, Jean-Louis Trintignant, Ed Harris (Titolo originale Under Fire. Drammatico, durata 127 min. – USA 1983).

“Prendevo il sole nella S.Pueblo quando i nordcoreani attaccarono. Uno dei proiettili mi colpì al torace, ma avevo un rullino fotografico sul taschino proprio sopra il cuore, il proiettile rimbalzò e mi sfiorò la guancia, mi salvò proprio la vita.” (Nick Nolte in “Sotto tiro”)

Un celebre fotoreporter americano, Russell Price (Nick Nolte), senza ideali politici, pronto solo a catturare le migliori immagini per il giornale in cui lavora, cosa che fa con grande passione portandosi dietro ben quattro macchine fotografiche, tra cui una Nikon e una splendida Leica m2. Le sue foto risulteranno nel film uno specchio fedele della realtà. Con lui una coppia di giornalisti in crisi sentimentale (Gene Hackman, Joanna Cassidy). Insieme i tre vengono coinvolti, nel 1979, nella guerra civile in Nicaragua, quando Anastasio Somoza, erede di una feroce dittatura militare che durava ininterrottamente dal 1936, viene privato dalla sua carica in seguito alla rivoluzione sandinista che si inasprisce quando il giornalista americano impersonato da Gene Hackman viene ucciso dai soldati di Somoza, (Col termine sandinismo si indica la corrente politica nicaraguense che, dichiarando di ispirarsi al pensiero politico del rivoluzionario nicaraguense Sandino, si propone di creare un Nicaragua libero, indipendente, basato sull’eguaglianza sociale).

Il fotografo, nel corso del film, si troverà a non essere più imparziale, e userà il mezzo fotografico per schierarsi a favore di una delle parti, trovandosi ad essere, per la prima volta durante la sua carriera, non più obbiettivo. D’ora in poi Russell Price pur continuando a fare il suo mestiere non potrà più agire in modo distaccato ed imparziale, questo dramma del protagonista è forse la lezione che vuole impartire il film.

Questo film ci ricorda qualcosa di vero, ci ricorda una persona che ha messo in gioco tutto per svolgere il suo lavoro di fotoreporter al meglio, è James Nachtwey. Nachtwey ha sacrificato sé stesso per documentare guerre, povertà e conflitti sociali. Vi parlo di lui perchè, come il protagonista del film, ha vissuto in prima persona molti drammi, fisici e psicologici, dovuti all’essere sempre in prima linea (e quando dico prima linea, voglio dire, a davvero pochi centimetri da un cecchino o in mezzo ai bombardamenti). Per citarne alcuni immaginate i drammi di paesi come Somalia, Sudan, Rwanda, Sudafrica, Russia, Bosnia, Cecenia, Kosovo, Romania, Brasile e perfino Stati Uniti. Lui c’era sempre quando era meglio per chiunque altro non esserci affatto. James era testimone di conflitti a fuoco in Somalia, di linciaggi da parte di uomini armati di macete contro un singolo uomo in Rwanda, migliaia, di carestie che uccidevano bambini in Sudafrica fino ad essere presente anche l’11 settembre 2001 a New York tra le macerie delle torri gemelle.

Lui e la sua macchina fotografica erano sempre pronte a registrare ogni avvenimento, ed io, come molti, nemmeno posso immaginare cosapuò succedere dentro di lui, lui che nel suo mestiere ha dovuto forzatamente mettere da parte la possibilità di agire fisicamente, se non solo scattando fotografie, mentre il conflitto interiore per l’impotenza è stato per lui devastante. Nel 2001 è stato realizzato un documentario sulla sua storia intitolato War Photographer. Il film è stato diretto da Christian Frei ed ha ricevuto numerosi premi, compresa la nomination all’ Oscar come Miglior Documentario, a breve realizzerò un’intera recensione su questo documentario che è assolutamente straordinario e devastante allo stesso tempo, è tutto vero, non è un film di guerra, è la testimonianza filmata di alcuni reportage di James Nachtwey, un fotografo magnifico, coraggioso, ma sopratutto umile, e quest’umiltà nel documentario che vi ho citato la sentirete dall’inizio alla fine, è questo che fà grande James Nachtwey.

Per tornare al “Sotto Tiro” possiamo dire in ultima analisiche il film è denso e corposo, avvincente per buona parte, ricco di elementi fotografici (che ci fanno sempre tanto piacere). Nulla da eccepire sull’utilità politica del film, i dialoghi però sono spesso di spiccia banalità, il troppo spazio che si dà all’intrigo sentimentale tra il protagonista e la bella giornalista di fresco divorzio alleggerisce forse troppo il tema del film. Il cast è stellare, fà sempre piacere vedere il maturo Jean-Louis Trintignant regalarci un cameo. Ed Harris sempre impeccabile.

Premi: DAVID DI DONATELLO – MIGLIORE PRODUTTORE STRANIERO A JONATHAN TAPLIN (1984)

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