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Francesca Woodman: il soggetto-oggetto

By Giuseppe Carrubba

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Francesca Woodman è stata un’artista per molto tempo in ombra e quasi sconosciuta ai più. Come spesso accade, solo dopo la prematura scomparsa, il grande pubblico comincia a dedicare le attenzioni che merita la produzione artistica di questa eterna adolescente.

Francesca Woodman nasce il 3 Aprile del 1958 a Denver in una famiglia di artisti da madre ceramista e padre pittore. Nel 1965 la famiglia si traferisce per un anno a Firenze un paio di anni dopo acquista un casale ad Antella nei pressi di Firenze, lì Francesca trascorrerà le estati e vi effettuerà molti scatti. Nel 1972 sceglie di iscriversi all’Abbot Academy, ad Andover, nel Massachusetts, uno dei pochi licei ad indirizzo artistico degli USA.  Tre anni dopo si diplomerà per poi frequentare la Rhode Island School of Design a Providence. Tra il 1977 e il 1978 vive a Roma dopo avere ottenuto una borsa di studio a Providence. Dal 1978 Francesca Woodman comincia a lavorare ad un tipo di installazioni per meglio esporre le proprie foto. Realizza anche alcuni video. Nel 1979 consegue il B.F.A. in fotografia e si trasferisce a New York. Nel 1981 viene pubblicato “Some Disordered Interiors Geometries”, pochissimo tempo dopo, il 19 gennaio si suicida.

Crescendo in un ambiente familiare dallo spiccato senso artistico, Francesca Woodman comincia la sua breve produzione all’età di tredici anni con un ritratto di se col volto girato e completamente coperto da una folta capigliatura. Già in questo scatto sono visibili alcuni dei caratteri preponderanti che saranno poi presenti in tutta la produzione di Francesca Woodman: se stessa come soggetto e il viso nascosto alla macchina. La luce, molto studiata (come in tutta la sua produzione), fa sembrare quasi un’apparizione il soggetto. Nella foto è ben visibile il cavo dell’autoscatto.

Le sue foto sono sempre in bianco e nero. Tempi lunghi e doppie esposizioni. Francesca si fotografa di frequente in ambienti domestici, spesso luoghi fatiscenti, vissuti, dalle atmosfere gotiche, dove si trova  in una strana e suggestiva armonia. Nelle sue foto vi è spesso una sorta di fusione con la natura o con gli interni (pareti, porte, intonaci, finestre, cortecce, etc.) nei quali si fotografa, sembra quasi voler fondere il proprio corpo per renderlo della stessa materia delle cose. Francesca Woodman gira in lungo e in largo i canoni dell’auto ritratto. Le sue foto non hanno tempo, nessun riferimento al mondo che c’è fuori i suoi set. Solo il soggetto-oggetto e l’ambiente naturale o architettonico che lo circoscrive.

Al contrario di come molti hanno scritto, nelle sue foto non è presente narcisismo o femminismo. Come rispose ad una sua amica che le chiese il perchè fosse spesso lei il soggetto dei suoi lavori, ella rispose sarcasticamente: “E’ una questione di convenienza. Io sono sempre disponibile”. Probabimente nessuno meglio di lei avrebbe saputo contribuire ad una migliore riuscita dei propri scatti. Se stessa come modella e interprete di un messaggio, forse, non sempre autobiografico ma talvolta ironico e pungente. Ciò è avvalorato anche dal fatto che, nelle non rare foto nelle quali Francesca utilizza come modelle le sue amiche, è ben difficile distinguere se si tratti della Woodman o meno. Questo contribuisce a capire quanto per lei fosse importante non tanto il soggetto bensì il messaggio suggerito dallo stesso inserito nel contesto nel quale si trova.

Perchè ci piace Francesca Woodman. Ci piace perchè è dotata di un’ottima tecnica. Le sue foto sono ben studiate, le esposizioni sono lunghe se non doppie. Lei stessa stampa le sue foto e, come abbiamo avuto modo di constatare durante una sua retrospettiva a Milano l’anno scorso, sono stampe di eccellente fattura. Sopra ogni cosa Francesca Woodman riesce a far riflettere con le sue foto sull’armonia (o l’assenza di essa) tra corpo e spazio, tra spazio e tempo. Nelle sue foto è evidente un certo disagio interiore, una voglia di preservare la sua adolescenza, la spontaneità, la purezza. Riesce ad utilizzare il nudo in maniera forse a volte un po’ ammiccante,  senza mai apparire volgare  o fuori luogo.

Francesca, ne siamo certi, era un ‘artista a tutto tondo. Sicuramente avrebbe sviluppato altre peculiarità nella sua produzione, sempre incentrata su se stessa, ma sempre nuova nei contenuti. Le sue foto hanno anche cominciato a cambiare formato (complice l’acquisto di un nuovo ingranditore), ha cominciato a progettare delle vere  e proprie installazioni (Swan Song è la più nota). Le sue foto sono un indagine di sè, l’uso continuo di maschere (capelli, tessuti, ombre e tutto ciò che potesse coprire il viso) e il corpo nudo, pone maggiormente l’attenzione sull’essenza più che sull’apparenza. L’autoritratto, si badi bene, non si pone di dare risposte definitive alle questioni sul proprio essere. Di certo, allevia il disagio che si pone dentro l’artista. Francesca Woodman cercò di instaurare un rapporto intimo e confidenziale con la “sua” fotografia.  Dentro di se trovava la causa del problema e la sua soluzione, il bisogno e la soddisfazione dello stesso. Ella infatti riusciva a trarre ispirazione dal suo corpo e dallo spazio attorno ad esso, e nulla più. Si può parlare quindi di autonomia dell’artista che riesce, a scapito di citazioni sul tempo e sul luogo delle opere, a soddisfare il suo bisogno primario: ricerca dell’equilibrio. Equilibrio che viene perfettamente immortalato nei suoi scatti, ma forse troppo evanescente e fugace, motivo per cui probabilmente si tolse la vita nel 1981.

Giuseppe Carrubba
About Giuseppe Carrubba
Giuseppe Carrubba - Blogger appassionato di fotografia, ama leggere gli scritti e le bio dei grandi maestri del passato, per capire il presente. Adora andare a spasso con la sua inseparabile Olympus OM-4.

1 Comment

  • Mario
    10:03 PM - 1 marzo, 2011

    Una brava artista,morta troppo giovane.Il suo “mal di vivere” l’ha sopraffatta,ma le sue opere,rimarranno per non farcela dimenticare.

    M.

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Francesca Woodman
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