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Irving Penn: moda, arte e sperimentazione

By Giuseppe Carrubba

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Irving Penn (1917 New Jersey, 2009 New York) è sicuramente uno dei maggiori esponenti della fotografia del ventesimo secolo, conosciuto come fotografo di moda, pochi sanno che fu un grande innovatore di due generi più “classici”: lo still life (natura morta) e il ritratto.

A diciotto anni si iscrive alla School of Industrial Art di Philadelphia che frequenta per quattro anni, quì studia con Alexey Brodovitch. Nel 1938 si trasferisce a New York e nel 1943 realizza la sua prima foto colori: una natura morta per la copertina di Vogue. Durante la sua vita professionale esplora con successo vari settori della fotografia: ritratto, moda, still life. Nel 1984 è protagonista di una importante retrospettiva al Museum of Modern Art. Nel 1997 un’altra importante mostra, lo vede protagonista presso l’Art  Institute di Chigago e successivamente al Museo dell’Hermitage a SanPietroburgo.

Come scrisse John Szarkowski nel 2000 (già direttore del dipartimento di fotografia del Museum of Modern Art di new York) è raro che un fotografo riesca a distinguersi con eguale maestrìa sia nel ritratto che nella natura morta. I due generi appaiono in antitesi fra loro.

La natura morta è il genere in cui l’artista ha il massimo controllo sul soggetto, nel ritratto, il controllo dell’artista è inevitabilmente subordinato alla volontà del soggetto. Difatti i migliori ritrattisti sono coloro che riescono ad entrare in sinergia col soggetto, creando una sorta di flusso di “scambio” reciproco. Nel ritratto occorre descrivere l’unicità del soggetto, un carattere che lo renda unico (benchè ogni individuo è già unico, sia chiaro). Bisogna descrivere un carattere distintivo se non IL carattere distintivo. Ci vuole una rara sensibilità, oltre che conoscenza della tecnica per riuscire in ciò. Siamo convinti che raramente questo processo mentale sia consapevole. E’ una sorta di sesto senso, un po’ come per la percezione dell’attimo di stampo bressoniano. Nella natura morta non possiamo dire di trovare tratti di unicità in frutta, animali, insetti ecc.

Ciò per dire che Irving Penn sia riuscito ad eccellere in due generi tanto diversi quanto ostici. E’ riuscito, come solo i geni possono, ad oltrepassare i limiti ed i confini.

Irving Penn fu protagonista fin dal 1943 di un lunghissimo sodalizio con la rivista Vogue per al quale realizzò ritratti e still life memorabili. I suoi soggetti non erano mai accompagnati da elementi di contorno o decorativi. Egli ritraeva i suoi personaggi su fondi bianchi, senza l’uso di location mozzafiato che avrebbero dovuto enfatizzare il carattere del personaggio. Stesso discorso per gli still life: uova, cubi di legno, frutta, denaro, mozzoni di sigarette; il soggetto era unico e incontrastato protagonista sotto la luce. Il soggetto e nulla più. Perchè il soggetto era sufficiente a suggerire il messaggio (se fotografato correttamente s’intende).

Irving Penn si poteva permette il lusso della semplicità.

Egli fu il primo a snellire la fotorafia di moda da gesti, pose complicate, luci elaborate e sofisticazioni varie.

Negli anni settanta cominciò sempre più a prendere piede un’attività parallela alle fotografie giornalistiche di moda. Si discostò da modelle, vestiti, accessori di lusso e si avvicinò ai rifuti trovati per strada. Realizzò nel 1972 una mirabile serie di still life in bianco e nero che ritraevano dei mozzoni di sigaretta: Les Cigarettes.

Iriving Penn adesso può discostarsi dall’attenzione verso una scala tonale più “corta”, per utilizzare una gamma cromatica più ampia nelle sue stampe al platino che, hanno la capacità di offrire impercettibili gradazioni appena prima del bianco assoluto.

Successivamente ai mozzoni vennero ossa, teschi umani e animali, ferraglie di vecchi macchinari. Niente di più diverso di quanto avrebbe potuto ritrarre nelle sue fotografie di moda. Penn potrebbe essere definito l’uomo dai tanti dualismi.

Qualcuno ha definito la fotografia di Penn, reportage culturale della nostra società. In un modo o nell’altro condividiamo questa tesi.

Se nelle foto di moda egli descrive, vizi e virtù di un certo tipo di società, nelle fotografie personali egli descrive gli stessi limiti che tali vizi e virtù hanno di fronte all’erosione del tempo e della morte.

Giuseppe Carrubba
About Giuseppe Carrubba
Giuseppe Carrubba - Blogger appassionato di fotografia, ama leggere gli scritti e le bio dei grandi maestri del passato, per capire il presente. Adora andare a spasso con la sua inseparabile Olympus OM-4.

4 Comments

  • Marco Buccione
    7:12 PM - 3 novembre, 2012

    ok, ma la prima foto (la donna con gli elefanti) è di Avedon… "Dovima with Elephants", del 1955

    • Diciottopercento – immagini ed idee bene esposte
      5:30 PM - 12 novembre, 2012

      Hai ragione, una piccola defaillance, scusa.

  • Almira Cantillo
    8:05 PM - 2 settembre, 2012

    oltre

  • Almira Cantillo
    7:49 PM - 2 settembre, 2012

    oltre!

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