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Lo scrigno dell’anima. Francesca Woodman

By Marina Cerami

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Francesca Woodman

Ritorniamo a parlare su queste pagine di Francesca Woodman. Una ragazzetta timida, infagottata in larghe vesti fuori moda, scarpette basse e calzette da bambina. Una donna seducente, ironica e vitale. Un’adolescente malata di solitudine, insicura e fragile.

Francesca era tutte queste donne oltre ad essere una raffinata fotografa. Delicata e pungente, sensuale e spregiudicata, geniale e poetica. Le sue foto parlano di lei, parlano di tutti gli spiriti fragili e irrequieti, parlano di un luogo che non è quello fisico ma quello dell’anima.

Dopo la retrospettiva a Palazzo della Ragione di Milano dell’anno scorso e prima dello sbarco al MoMA di San Francisco e al Guggenheim di New York il prossimo anno, è possibile, fino al 19 giugno, gustarsi delle chicche di Francesca alla libreria “il museo del Louvre” a Roma, dove è stato raccolto un po’ di materiale riguardante il suo periodo romano tra il 1977 e il 1978. Sono più che altro provini a contatto, disegni, corrispondenza privata e cartoline. Qualche stampa, ma sicuramente ciò che più è interessante in questo piccolo viaggio tra le carte personali di Francesca è la possibilità di immaginare chi potesse essere la donna al di là dell’artista.

Osservando le sue opere sature di una potenza emotiva devastante e conoscendo la sua storia dal triste epilogo, ci si immagina una ragazza chiusa e tormentata, ma non è quello che dicono le carte ingiallite e consumate da trenta anni di conservazione. Emerge una Francesca vitale, spiritosa, amante della cucina e ironica, una ragazza che aveva tanti amici ai quali non smetteva mai di pensare, una donna curiosa di un mondo ancora da esplorare ed entusiasta di ogni nuova scoperta, sempre alla ricerca di luoghi che potessero parlare della sua anima e pronta ad ogni nuova sperimentazione artistica, non si limitava a sfruttare il mezzo fotografico ma stava cominciando a scoprire il mondo del video. La sua era un’esistenza piena e stimolante.

Figlia di artisti, padre pittore e madre ceramista, si accosta alla fotografia a 13 anni e fin dal suo primo scatto si legge una sensibilità e una potenzialità straordinarie, da lì la sua produzione artistica sarà costantemente in evoluzione per i prossimi 9 anni, fino al giorno della sua morte. Affina la tecnica di stampa che diventa eccellente, cura le sue idee dagli inviti fino all’istallazione delle opere.

Francesca sperimenta in lungo e in largo i canoni dell’autoritratto. A chi le domandava perchè fosse sempre lei il soggetto delle sue foto rispondeva sagacemente che lei era sempre disponibile, quindi era una questione di convenienza. Ma la sua non era solo una scelta pratica ma anche una necessità di scavare nel proprio Io e rileggerlo al di fuori di sé, nei suoi scatti diventa un corpo in uno spazio, ma anche un anima nel suo scrigno, le scene che sceglieva si trasformavano in luoghi onirici fuori dal tempo, dentro i quali non esistevano leggi di gravità, la luce era sempre delicata, soffusa, irreale, e il suo corpo, giovane e morbido, perdeva la sua identità per diventare quella di tutti o di nessuno, giocando con lo spazio immaginario di una stanza vuota.

Non si può, vedendo le sue foto, non sentirsi affini a quest’anima delicata, non si può rimanere impassibili di fronte una rappresentazione così efficace e universale dell’anima umana.

Uno spirito tanto fragile, in equilibrio instabile tra la sua profonda sensibilità e la forza di sostenerla, venne a dire: “Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.

Così è stato.

Articolo pubblicato sulla rivista “Altanox” n.2

1 Comment

  • Giuseppe
    1:30 PM - 25 giugno, 2011

    Ho visto la mostra al “museo del louvre”, più che una mostra mi è sembrato un tentativo patetico di vendere ciò che rimane al proprietario della piccola libreria (non è affatto un museo) degli ultimi ricordi in suo possesso della Woodman. Speculazione, non arte.

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