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Michael Kenna: una passeggiata sul mondo

By Giuseppe Carrubba

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Michael Kenna nasce nel 1953 a Widnes nel Lancashire in Inghilterra. Più giovane di sei figli, cresce in una famiglia operaia nei luoghi della rivoluzione industriale, nella quale non vi sono tradizioni artistiche. Di educazione cattolica, viene profondamente impressionato dalla chiesa fino al punto, all’età di 11 anni, di iscriversi al seminario per diventare prete.

Lascia la scuola a 17 anni. L’arte nel frattempo è diventata un suo grande interesse, così và a studiare alla Banbury School of Arts nell’Oxfordshire. In questo periodo Kenna viene fortemente attratto dalla pittura, è questo che più desidera fare.Si rende conto però che può avere più possibilità lavorative con la fotografia per via degli sbocchi pubblicitari e commerciali che essa consente.
Ancora non conosce la ricca tradizione della fotografia di paesaggio.

Scopre la fotografia di Sudek, Atget e Steigliz. Studiando storia dell’arte si appassiona alla pittura di Casper David Friedrch, John Constable e Joseph Turner. Egli stesso però annovera tantissime influenze, numerosi artisti in vari campi: poesia, scultura, pittura, musica. Tutto ciò che è poesia fa parte del suo background artistico.

A Londra comincia a fare da assistente e stampatore al fotografo pubblicitario Anthony Blake.  In quel periodo comincia i suoi primi paesaggi. Al London College of Printing può studiare professionalmente arte e fotografia.

Nella metà degli anni Settanta si trasferisce in California a San Francisco dove capisce che la fotografia poteva essere per lui una vera e propria attività lavorativa.
Stampa per la fotografa Ruth Bernard. Qui Kenna capisce quantoè incompleto uno scatto se non propriamente proseguito dal lavoro in camera oscura. Difatti Kenna usa stampare egli stesso le proprie foto. Nel 2004 si trasferisce nell’Oregon e dal 2007 vive a Seattle.

La produzione di Michael Kenna è quasi esclusivamente incentrata sul paesaggio. Non un paesaggio qualsiasi, tant’è che il suo stile oramai risulta inconfondibile e moltissimi fotografi odierni tentano di emulare le atmosfere che egli riesce a creare con i suoi scatti. Le sue foto sono in bianco e nero, e con lunghissimi tempi di esposizione. Egli ama fotografare in condizioni scarse di luce: di notte, all’alba o nelle cupe giornate invernali. La luce delle giornate luminose secondo Kenna rende tutto del soggetto e toglie all’immaginazione.

Come egli stesso afferma “Non sono interessato a creare delle fotocopie“.

Ed è così che il movimento delle nuvole, dell’acqua, degli astri e di tutto ciò che vi è in natura, diventa per Kenna la sua “matita invisibile” che disegna forme, emozioni e “colori” che l’occhio umano non può vedere. Egli preferisce la suggestione di una immagine alla sua didascalicità. Una buona immagine deve dare emozioni e non descrivere sterilmente un contesto. Egli fotografa l’anima dei luoghi dove si trova, l’invisibile che è davanti i nostri occhi. L’assenza del colore contribuisce a creare queste atmosfere così eteree, impersonali e soprattutto senza tempo.

Il soggetto è sovente ben discostato dallo sfondo, per non distogliere l’attenzione da esso. Raramente Kenna inserisce nei propri scatti la figura umana, elementi riconducibili al tempo o allo spazio. La stessa Ruth Bernard dirà di lui: “Sembra essere venuto da un tempo e da uno spazio diversi“. Non fotografa quindi l’uomo bensì le sue “impronte”.

Le opere umane che ritrae sono presenti sulla terra da millenni (si pensi alle foto con le piramidi, con le statue dell’isola di Pasqua, i Gargoyles, che contribuiscono a dare un senso di immortalità ai luoghi che li ospitano). Ritrae paesaggi delle metropoli di tutto il mondo come se fossero città deserte.
Kenna tocca tutti i continenti, instancabile viaggiatore e lavoratore, egli riesce a lavorare su più progetti contemporaneamente e a portarli avanti per un tempo indefinito. E’ interessante notare anche i suoi lavori commerciali, soprattutto quelli per alcune case automobilistiche. In essi rimane sempre fedele al suo stile e diversamene sembra non possa essere.

Auguriamo che Michael Kenna continui a donarci quella tranquillità che riesce a creare nelle sue foto. Il chaos diventa quiete con gli elementi che si fondono a causa dei suoi lunghi tempi di esposizione. Un fotografo, Kenna, che ha una grandissima produzione alle spalle, egli vive di fotografia è vero, ma un fotografo non può creare immagini senza che poi non vengano mostrate.

Giuseppe Carrubba
About Giuseppe Carrubba
Giuseppe Carrubba - Blogger appassionato di fotografia, ama leggere gli scritti e le bio dei grandi maestri del passato, per capire il presente. Adora andare a spasso con la sua inseparabile Olympus OM-4.

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Michael Kenna Mauthausen Austria 1995
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Michael Kenna Accademia Bridge, Venice, Italy, 2007
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