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C’era una volta il fotogiornalismo

By Marina Cerami

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Quando cominciai ad interessarmi di fotografia, credevo fosse il massimo. Volevo che venisse riconosciuta come una delle belle arti. Oggi non me ne importa un accidente di tutto questo. La missione della fotografia è quella di spiegare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso. E non è una missione da niente.

Così Morris ricorda Steichen pochi giorni prima della sua morte, arzillo e vivace, uno dei tanto “personaggi” che animano le pagine del racconto che ci propone John G. Morris. Sguardi sul ‘900 – cinquant’anni di fotogiornalismo è una storia mozzafiato, appassionata e precisa di quella che aimè fù la fotografia negli anni d’oro delle riviste illustrate quali Life, Nathional Geographic, ecc. E delle agenzie di fotografi che credevano in ciò che facevano, prima fra tutte la mitica Magnum.

Nella nostra memoria sono scolpite le immagini alle quali colleghiamo i fatti storici che hanno costellato il ventesimo secolo, ma avere raccontato da chi fù dietro le quinte durante la produzione e la diffusione di queste immagini è come affacciarsi su una piccola finestra che ti permette di vedere ciò che ci si è sempre chiesti guardando quelle immagini: che storia ci sarà dietro questo scatto? Come è riuscito ad arrivare a noi? Che tipo doveva essere chi ha realizzato questa immagine?

La definizione che Morris dà della sua professione è calzante: “L’editor fotografico è il voyeur dei voyeur, la persona che vede quello che hanno visto i fotografi, ma nel regno asettico dei provini, delle prove di stampa, delle scatole gialle delle diapo e ora dei pixel su un monitor. L’editor fotografico trova la foto emblematica, l’immagine, che sarà vista da altri, forse in tutto il mondo. È l’involontario (o a volte consapevole) manipolatore del gusto, il custode non ufficiale della moralità, lo scopritore di talenti, il complice della celebrità. Ancor più importante – o conturbante – è quello che fissa la realtà e la storia.”

Eppure, dopo avere letto questo libro, non riesco a non pensare con gratitudine a questo vecchio voyeur che mi ha permesso di sentire le sue emozione, di conoscere i suoi amici, di rivivere un pezzo della sua vita, ubriacarsi insieme a Capa, emozionarsi per una promozione a Life, mangiare a casa dei genitori di Cartiere-Bresson, preoccuparsi per la salute di Eugene Smith, sentirsi deluso delle scelte di Luce e ricominciare daccapo con la Magnum, proteggere e curare gli interessi di fotografi che amavano così tanto il loro lavoro da rischiare la vita e ricevere telefonate che nessuno avrebbe voluto fossero state fatte… E dopo il dispiacere di aver perso degli amici preziosi e geniali, ricominciare di nuovo, per preservare la loro memoria, per preservare la loro produzione fotografica, per non rendere vano un sacrificio fatto solo in nome della verità delle loro immagini.

Quante vite nella vita di un uomo, quanto incontri, quante strette di mano e quante delusioni, ma lavorare sapendo che ciò che si fa può toccare le coscienze della gente è una missione.
Leggendo queste pagine non ho potuto fare a meno di chiedermi dove sono finiti questi uomini, ne esistono più? I grandi vecchi che ci hanno mostrato la cruda realtà della guerra non si fermavano a pensare quanto avrebbe fruttato una foto, non si fermavano proprio, sempre avanti, sempre in cerca, sempre attenti, sempre coinvolti e la qualità veniva ripagata con pubblicazioni adeguate, stampe dignitose, spazi ampi per le immagini, copertine ragionate, editor intelligenti, attenti ai nuovi talenti, rispettosi della composizione, della tecnica, dei materiali, a costo di fare la guerra in redazione, a costo di lasciare delle poltrone importanti, pur di essere coerenti con la propria linea.

L’onestà intellettuale nelle immagini che ogni giorno i media ci propongono dove è finita? La cultura dell’immagine esiste ancora? Io mi rifiuto di rinunciarci, a costo di apparirenostalgica credo ancora nella fotografia come mezzo capace di scuotere l’animo dell’uomo, come mezzo di conoscenza di se stessi e dell’altro, come mezzo di cultura. Basta soltanto riuscire a restituirgli quella dignità che ha perso ripulendola delle forzature che il mercato le ha imposto per stimolare la diffusione di massa.

La fotografia, d’altro canto, non è altro che lettura personale della realtà in cui viviamo… basterebbe soltanto tornare ad aprire gli occhi e il cuore.

p.s.: Purtroppo, come molte cose belle, questo libro è fuori produzione e anche fuori catalogo per cui ringrazio di cuore chi me l’ha messo tra le mani e spero in qualche casa editrice intelligente e sensibile che lo ristampi al più presto, è un dispiacere enorme essere privati della sua presenza negli scaffali della propria libreria.

Dettagli del libro

Titolo: Sguardi sul ‘900. Cinquant’anni di fotogiornalismo
Autore: John G. Morris
Traduzione: Elena Rossi
Editore: Le Vespe
Data di Pubblicazione: 2000 (seconda ediz. 2002)
Pagine: 368
Prezzo di copertina: 21,00 euro

3 Comments

  • Diciottopercento – immagini ed idee bene esposte
    3:12 PM - 3 giugno, 2015

    Grazie Paula!

  • Paula Kajzar
    5:43 PM - 7 aprile, 2015

    Bellissimo articolo, complimenti

  • Giuseppe Carrubba
    11:52 AM - 7 agosto, 2012

    E' stato ristampato da Contrasto (ovviamente) la nuova copertina ritrae James Nachtvey al lavoro durante uno scontro a fuoco.

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