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Il Miliziano, la foto ed il fotografo

By Marina Cerami

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Chi conosce la fotografia del Miliziano sa che non è semplicemente una foto, è la storia di un fotografo, è il simbolo stesso della fotografia di reportage, piena di significati che vanno al di là dell’immagine stessa.

Passeggiando per mercatini mi sono imbattuta in una vecchia rivista di fotografia, come non ne fanno più da anni ormai, Photo, il numero uno dell’edizione italiana, novembre 1996.
Non sembra poi così lontano il 1996, eppure sfogliandola mi sono resa conto che le nostre attuali riviste di fotografia si sono allontanate anni luce da quello che era un tempo l’approfondimento di questa materia. Sfogliando questa rivista mi sono soffermata su una pagina che mi ha ispirato questo articolo. Voglio condividere con voi questa chicca scritta da chi di fotografia ne mastica, tale Ferdinando Scianna, e dirvi delle reminiscenze che porta a galla questo articolo e del significato che ha per me questa storia.

PHOTO Italia, novembre 1996 - Articolo di Ferdinando Scianna sulla foto di Robert Capa "Il Miliziano"

PHOTO Italia, novembre 1996 – Articolo di Ferdinando Scianna sulla foto di Robert Capa “Il Miliziano”

Scianna invita alla lettura in questo modo: “Scopriamo che la famosa foto del Miliziano di Robert Capa era vera”, racconta facendo nomi e cognomi di chi, come e quando, ha scoperto questa verità e chi invece aveva provato a negarla, concludendo in tono tipicamente Sciannesco (e qui ci sta tutto), che non ci sarebbero mai dovuti essere dubbi, poichè la mano di un fotografo, di un fotografo come Robert Capa, è indelebilmente impressa come se fosse un impronte digitale in questa foto.

Le parole di Scianna strappano un sorriso, ma restituiscono anche una certa amarezza, la prima domanda che mi è balenata alla mente è stata: “ma al giorno d’oggi a chi importa più del fatto che questa foto sia o no di Capa? Al giorno d’oggi chi conosce questa immagine?”, in realtà credo, o spero, che non sia così raro incontrare tra gli appassionati di fotografia chi conosca questa foto, magari più raro scovare qualcuno che conosca la sua storia, e un pò più remota la possibilità di conoscere qualcuno che gli abbia dato un significato più che biografico, ed è per questo che, prendendo spunto dall’articolo di Scianna, vi racconto qual’è per me il significato di questa immagine.

Quando si inizia a studiare storia della fotografia, questa immagine è tra quelle che vengono messe in evidenza, forse è meno pulita di un’immagine di Cartier Bresson, di Brassai o di Ernst Haas, ma è questa sua imperfezione che la fa diventare una grande foto, una foto di Capa: le braccia aperte, il fucile che scivola dalla mano, un enorme, silenzioso e vuoto spazio spinge il soldato all’indietro, lasciando un certo sgomento a chi osserva questa immagine.
Ma partiamo dall’inizio.

Robert Capa nasce a Budapest con il nome di Endre Ernő Friedmann, il suo sogno è diventare scrittore, ma il suo coinvolgimento politico contro le politiche di estrema destra lo porta ad andarsene dall’Ungheria. Si ritrova a Berlino a lavorare in uno studio fotografico, è li che avviene l’incontro con la fotografia che non lo lascerà più.
Essendo di origini ebraiche ha vita difficile nella Germania degli anni trenta così si sposta in Francia cercando di lavorare come fotografo freelance, senza fortuna.
I giornali non lo conoscono e non lo vogliono, non riesce a farsi ingaggiare ne a vendere il suo lavoro così entra in gioco la sua proverbiale faccia tosta che lo aiuterà in più di un’occasione nella sua vita, con l’aiuto della sua compagna Gerda Taro, anche lei straordinaria fotografa e fervente rivoluzionaria (di cui mi riservo di parlare più profusamente in un articolo a lei dedicato), inventano il personaggio “Robert Capa”, adottando il nome del regista americano Frank Capa, Robert Capa è un celebre fotografo americano appena giunto a Parigi, che desidera lavorare in Europa. Grazie a questo escamotage la coppia comincia a guadagnare bene e moltiplicare le commesse.

Insieme decidono, nel 1936, di andare in Spagna a seguire da vicino gli sviluppi della Guerra Civile Spagnola, realizzano diversi reportage vendendoli a periodici come Regards e Vu. Sarà in Spagna che Gerda perderà la vita, prima donna reporter a morire sul campo, a causa di un terribile incidente, nel 1937. Capa non si riprenderà più dalla sua perdita e continuerà a lavorare rischiando la vita come se non gliene importasse.
Questo coraggio cieco e irresponsabile lo porterà anni dopo al seguito dell’esercito americano, assistendo in prima persona agli avvenimenti più violenti della Seconda Guerra Mondiale, ma questa è un’altra appassionante storia, che potete leggere direttamente dalle sue parole sul suo diario “Slightly out of focus” che racconta la sua vita, dall’estate del ’42 alla primavera del ’45.

Torniamo in Spagna, nel 1936 nei pressi di Cordova, a Cerro Muriano. Capa si trova nelle campagne vicine insieme ad un gruppo di lealisti, c’è uno scontro a fuoco, l’unica vittima quel giorno è Federico Borrell Garcìa, l’uomo immortalato dallo scatto di Capa, il nostro Miliziano.
La foto ha un enorme successo, viene pubblicata dalle maggiori riviste americane e fa il giro del mondo venendo stampata migliaia di volte, divenendo il simbolo dei soldati lealisti morti durante la Guerra Civile Spagnola e ascrivendo così Robert Capa alla storia della fotografia.

Life, aritcolo del giugno del 1937 dove la foto del Miliziano fa da copertina per l'articolo sulla guerra civile spagnola

Life, aritcolo del giugno del 1937 dove la foto del Miliziano fa da copertina per l’articolo sulla guerra civile spagnola

Ovviamente non è una fotografia che fa grande un fotografo, Robert Capa, ha un suo stile e le suo foto celebri sono innumerevoli, ma la foto del Miliziano è la scintilla che accende i riflettori su questo fotografo, che gli da il lasciapassare per entrare nelle redazioni delle maggiori riviste americane, è il suo passaporto per accedere agli ambienti militari americani. Questa foto, e ovviamente, la sua straordinaria faccia tosta.

Robert Capa, in realtà è un uomo di azione, grande osservatore, sa come muoversi e quali ingranaggi oliare per raggiungere i suoi obiettivi, se fosse stato scrittore sarebbe diventato un grande giornalista, ma era un fotografo e questo l’ha portato in prima linea, a rischiare continuamente la vita per ricercare la verità, per essere testimone e mostrare al mondo le atrocità della guerra, il coraggio straordinario e le viltà più orribili.
Ancora oggi ci sono reporter che rischiano la vita per raccontare le guerre, il mondo dei media è cambiato, molte delle riviste che pubblicarono le foto di Capa non esistono più, e il fotogiornalismo vive una crisi intensa che lo sta portando a cambiare pelle ed evolversi in qualcosa di più adatto ai nuovi linguaggi giornalistici, ma niente sarebbe stato così nell’ambito del fotogiornalismo senza un personaggio come Capa.

Capa non è solo il fotografo di guerra per eccellenza, è anche un professionista che ha gettato le basi della fotografia giornalistica moderna, fondando la Magnum e dialogando in modo costruttivo con i suoi colleghi. Capa ha dimostrato che è possibile fare informazione senza essere al soldo di un governo o un idea politica, ma solo agli ordini della propria coscienza. Capa infine, con il suo Miliziano, ha dimostrato che non è un nome risonante a garantire il successo ma solo le capacità personali.
La lunga storia del Miliziano è una parabola dei nostri tempi, in cui la critica vuole dettare le regole ma è l’immagine che parla da sola, e si può stare a congetturare sul chi, come e quando, ma si ritornerà sempre al punto di partenza, non è la fama che fa un fotografo ma solo le sue immagini.

Il Miliziano non è solo, nell’immaginario di chi studia fotografia, il simbolo di un guerra, ma è l’emblema del fotogiornalismo odierno, dove ci si chiede sempre meno quale sia l’occhio che ha visto quell’immagine e ci si abbandona di più al piacere vouyeristico e morboso di assistere ad una tragedia in atto e volere scovare la frode ad ogni costo. Osservare un’immagine è come osservare la realtà attraverso gli occhi di un’altra persona, percepirne il pensiero e assorbirne lo stato d’animo, ma si è persa quella fiducia nell’immagine fotografica che permetteva di vedere, al di là della tecnica, lo spirito di chi ti sta mostrando un pezzo di vita, un incrocio di eventi, un contatto umano compassionevole e rispettoso, una sincera richiesta di pace. Si è smesso di indignarsi davanti ad immagini atroci e brutali, fermandosi a guardare al come e non al cosa, al perchè.

Mi rendo conto di come la fruizione di un’immagine sia cambiata spinti sempre a cercare il sensazionale dimenticando la compassione e l’indignazione. E’ questo che mi racconta il Miliziano, è questo che penso ricostruendo la storia di Robert Capa, una finzione che parla di verità, un personaggio inventato che racconta di storie reali, ma anche un uomo ispirato che trova il modo di farsi ascoltare, ad ogni costo, perchè ha davvero qualcosa da dire, qualunque sia il suo nome, sarà il suo occhio e la sua sensibilità a parlare di lui.

1 Comment

  • Giuseppe Iannello
    11:18 PM - 19 giugno, 2013

    Appena visto a Londra. :)

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