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Chi, come me, ama la Fotografia

By Marina Cerami

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È da un po’ che devo scrivere un articolo su Diciottopercento su alcune mostre che sono andata a vedere durante questo inverno, eppure solo ora ho capito perchè non sono riuscita a mettere giù due righe.

Sono stata a Modena per vedere l’esposizione promossa dalla Fondazione Fotografia su Ansel Adams, stampe originali, illuminazione ottima, spazi ben gestiti, incorniciatura di qualità e attenta alle immagini, didascalie che rimandano a citazioni o pensieri dell’autore, che tanto aveva da dire. In quell’ambiente si è respirato lo spirito di Ansel Adams come in una chiesa si percepisce la sacralità dell’amore.

Per chi viene dalla Sicilia e vive di un lavoro autonomo, che ancora deve ingranare in questa terra difficile, un viaggio anche solo all’interno delle porte dell’Italia può essere dispendioso, e lo è stato, nonostante abbia approfittato dell’ospitalità di amici, ma Ansel Adams è Ansel Adams e una visita a questa esposizione ha meritato tutti i sacrifici di una squattrinata innamorata della fotografia.

Poi è arrivato il momento di Diane Arbus, Parigi, Jeu de Pomme, il richiamo della sirena, facendo i conti in tasca non rientravo nelle spese, ma Diane chi ce la riporta anche solo in Europa? Non sono riuscita a dire di no e sacrifici su sacrifici ho preso un aereo e sono andata ad ammirare una delle più sensibili e tormentate anime che abbia tenuto in mano una macchina fotografica. Avevo già visto Francesca Woodman a Milano l’anno precedente, capace solo lei di strapparti lacrime ad ogni sua immagine, diversa da Diane nel modo di esprimere il proprio malessere, ma entrambe spiriti sensibili che hanno fatto della loro macchina fotografica il loro mezzo di ricerca ed espiazione.

Come vede l’umanità la Arbus, nessuno l’ha mai vista, come ha trovato se stessa nell’umanità solo lei ha potuto e le sue immagini ci hanno riportato questo senso di vuoto, di macabro e di triste nella normalità in cui viviamo, brutale e delicata come solo una donna disperata sa essere.

Amare la fotografia non è semplicemente ammirarla ma è anche soffrire con essa, pochi momenti per un fotografo sono di piena felicità e sono quelli in cui impugna la sua scatoletta e con essa crea immagini libero da costruzioni mentali, da preoccupazioni materiali e cognizioni temporali, libero da moralismi e buonismi. Impugnare una macchina fotografica ed essere finalmente se stessi, soli nel proprio mondo. Non è facile, anzi, è veramente raro riuscire a trovarsi in questo stato psicologico.

Chi, come me, ama la fotografia e vorrebbe riuscire un giorno a vivere questo momento sacro, può capire cosa si prova ad ammirare queste opere; per chi come me, sa che la fotografia è un arte, drammatica e inflazionata, come nessuna arte è mai stata, sa cosa si prova avere davanti una bella fotografia.

Chi, come me, ama la fotografia e fa sacrifici per vedere una foto ben fatta, un opera d’arte, la mano di un genio e l’occhio di un’anima unica nel suo genere, si impietrirebbe di fronte lo scempio che è stata fatto nella nostra difficile ma meravigliosa terra con l’esposizione di Ferdinando Scianna, uno dei nostri conterranei, grandissimo della fotografia, occhio scolpito dal sole della nostra terra, tocco istintivo e brutalmente realistico, fotografo sincero e siciliano nell’anima.

Una mostra… a quanto pare a Palermo non siamo in grado di installare una mostra dignitosa.

Non pretendo la cura del dettaglio come a Modena, non cerco le macchine fotografiche originali usate da Diane e una biblioteca dove consultare i libri di approfondimento sulla fotografa come a Parigi, non chiedo un atmosfera soffusa e rispettosa delle immagini che si stanno guardando come a Milano… ma almeno un po’ di dignità, una stampa decente, se non si può avere quella originale (ma poi perchè fare una mostra se non si hanno gli originali, non ho mai visto una mostra di poster di Picasso) e quando parlo di una stampa decente intendo una carta decente, un nero decente, ed evitare che si mettano in mano a degli inetti le immagini che devono essere corrette.

Io amante della fotografia mi sono sentita mortificata.

Delusa dalla mia terra e arrabbiata da questa crescente insensibilità all’arte, continuo la mia lenta agonia in una città che di arte non ne vuole sentire parlare. Una terra dove chiude Palazzo Riso, unico baluardo dell’arte contemporanea nella nostra povera (di spirito) città. Palermo, che vuol vendere gli spazi dei Cantieri Culturali dismessi e abbandonati dalle istituzioni e che dovevano essere uno spazio pronto ad accogliere e far germogliare arte su arte, che sfratta associazioni come il Brass Group per denaro. Palermo, che si inaridisce e si spegne sempre di più troppo preoccupata a fare la fila ai distributori di benzina, bene primario a quanto pare, perchè è di questo che stiamo parlando, la benzina è più importante dell’arte nella mia povera terra malata.

Viaggiare porta ad una consapevolezza triste e sconfortante, Palermo sta diventando povera come non è mai stata e il confronto con altre città del mondo è troppo penoso. Ecco perchè non sono riuscita a mettere giù due righe in questi mesi…

3 Comments

  • Angelo Zzaven
    3:35 PM - 19 febbraio, 2012

    … ottimo articolo, considerazioni che comprendo e sottoscrivo, anzi non parlerei solo di Palermo ma di tutta la Sicilia, sempre più povera, sempre più lontana “fisicamente” e culturalmente…
    non voglio essere disfattista ma è proprio così

    Un caro saluto

  • Giorgia
    12:38 AM - 13 febbraio, 2012

    Esattamente la stessa impressione che ho avuto sulla mostra di Scianna, stampe pessime e illuminazione terribile soprattutto nella mostra con foto a colori e più recenti (che per altro ho gradito davvero poco). anche l’installazione lungo corso vittorio con disegni ispirati ai lavori di Scianna è riuscita male, non solo i disegni messi in alto si notano a malappena e sono poco fruibili, per giunta, per quello che si poteva cogliere, non mi sono sembrati granchè interessanti. Un’occasione sprecata.

  • mario
    5:03 PM - 28 gennaio, 2012

    D’accordo su tutto….o quasi.
    L’illuminazione alla mostra di Adams,
    è pessima.Condivido sull’allestimento
    della mostra di Scianna.Le foto sembravano stampate
    con la mia inkjet.

    Un saluto.

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