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Perchè la Reuters ha deciso di sacrificare i file RAW

By Marina Cerami

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Niente più file Raw per Reuters, che siano .dng, .cr2 o qualsiasi altra estensione, i reportagisti di tutto il mondo adesso devono mandare solo file .jpg generati al momento dello scatto.

Sembra una notizia allarmante, appare come un regresso rispetto a tutto quello di cui si è parlato fino ad ora sulla qualità della foto e l’importanza del negativo digitale, ma prima di farsi prendere dal panico è sempre necessario contestualizzare.

Reuters è una delle agenzie di stampa più importanti del mondo, i suoi contenuti devono essere immediati, attendibili e aderenti alla realtà. Il file Raw continuerà ad avere la sua importanza, la sua dignità e il suo posto all’interno della nostra scheda di memoria, ma contestualmente è necessario per un reportagista avere già il file .jpg pronto per essere inviato all’agenzia di stampa.

Quindi, prima di tutto velocità.

Nell’era del digitale la velocità è una delle caratteristiche fondamentali per quanto riguarda le notizie, l’attualità e gli aggiornamenti, motivo per cui riviste e quotidiani spesso non riescono a stare al passo rispetto a media come la tv e soprattutto internet.
La prima cosa che facciamo quando succede qualcosa di inaspettato ormai è cercare su internet, andare nei siti dei giornali più vicini alle nostre opinioni e scorrere le immagini che arrivano in diretta dai luoghi in cui è accaduto il fatto.
Più veloce di noi che cerchiamo notizie, deve essere l’agenzia di stampa che le fornisce, non c’è tempo per la postproduzione, non c’è tempo per raddrizzare la foto e sistemare la luminosità, non importa la temperatura colore o se non è perfettamente nitida l’immagine, è fondamentale l’immediatezza. Per presentare il reportage al World Press Photo c’è tempo, ora quello che importa è portare, fumante su un piatto d’argento, la notizia, prima che si accavalli a qualche nuovo aggiornamento, prima che diventi obsoleta.

Il secondo fattore, non meno importante, ma su cui si sprecano litri e litri di inchiostro digitale è la veridicità dell’immagine fotografica. Qui entra in gioco l’etica del giornalista, l’importanza dell’oggettività (per quanto sia possibile essere oggettivi quando si è a stretto contatto con eventi più grandi di noi che stravolgono la nostra società).

Il discorso è semplice e viene riassunto in poche parole da un portavoce della Reuters ai suoi reporter freelance di tutto il mondo.

As eyewitness accounts of events covered by dedicated and responsible journalists, Reuters Pictures must reflect reality. While we aim for photography of the highest aesthetic quality, our goal is not to artistically interpret the news.

La responsabilità dei giornalisti è quella di riflettere la realtà, gli obiettivi della fotografia di reportage non sono quelli di interpretare artisticamente le notizie.
Durante eventi dedicati alla fotografia spesso si sono create polemiche per l’utilizzo improprio del file Raw, ci si è interrogati sul reale valore di una foto post elaborata, e sul vero messaggio che essa avrebbe avuto se non fosse stata modificata. Ed è giusto!

Porsi domande sull’eticità di una foto è sacrosanto, perché qui stiamo parlando di fotogiornalismo, non di fotografia d’arte.

La fotografia ha sempre avuto questo problema fin dal suo inizio, semplicemente perché non è e non sarà mai un mezzo che registra oggettivamente la realtà, la fotografia di cui stiamo parlando è quella che viene realizzata da un fotografo, la macchina fotografica è un mezzo attraverso il quale il fotografo interpreta la realtà.  Come le notizie sono fatti interpretati dal giornalista, anche il fotografo è un uomo, con le sue opinioni, il suo background culturale e il suo carattere.
La fotografia è di per se un contenuto filtrato dal suo creatore, e non solo, viene nuovamente filtrato dal contesto in cui viene osservata e, infine, interpretato da chi la osserva, come in ogni comunicazione che si rispetti.

Un’ulteriore elaborazione creerà un ulteriore filtro, un punto di vista leggermente alterato, quindi una nuova lettura, un nuovo messaggio. Il messaggio verrà ancora manipolato e rischierà ancora una volta di essere soggetto ad interpretazioni che potrebbero sviare dalla realtà, o comunque non rappresentarla in maniera veritiera.
Si sono imposte dittature e dichiarato guerre semplicemente manipolando l’informazione, la nostra storia è piena di queste strumentalizzazioni.

Per cui è ragionevole la mossa della Reuters, ed è anche lodevole, si cerca di mantenere un minimo di onestà intellettuale in un mondo in cui siamo avari di questa qualità.
L’immagine fotografica non ne uscirà sconfitta, perché il negativo digitale DEVE esistere sempre, è il nostro documento di originalità, è il bozzolo in cui dentro riposa la nostra farfalla, è la prova che, anche se in una situazione estrema come quella in cui un fotografo reportagista può trovarsi, il suo occhio ha catturato un’immagine carica di dignità che avrà un valore etico e sociale al di là del fatto che i suoi colori siano adeguatamente saturi e la luminosità corretta, o che sia perfettamente dritta e nitida.
Un fotografo di reportage non si sentirà sminuito dalla richiesta della Reuters, ma anzi, sarà più libero da tutti quegli orpelli di bellezza di cui una fotografia di reportage non ha bisogno.

Infine, insisto che chi sa fotografare per davvero, non ha bisogno e non chiederà altre motivazioni oltre a quelle che sono state date dall’agenzia di stampa.

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